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Mercoledì, 31 Luglio 2019

Analisi switching Price Italia - Germania

Lo switching price è la differenza tra i costi variabili e fissi di produzione a carbone e quelli di produzione a gas. In base a questo valore il mercato premia la fonte più competitiva e quindi si utilizza l’una piuttosto che l’altra per alimentare il funzionamento dei cicli combinati degli impianti industriali.

Lo switching price è fortemente influenzata dal costo della CO2 poiché a parità di MWh prodotti, gli impianti a gas, più efficienti, sostengono un costo variabile minore rispetto agli impianti termoelettrici a carbone, che richiedono una quantità maggiore di permessi di emissione (quote EUA).

Storicamente è sempre stato più conveniente produrre a carbone, ma per il futuro probabilmente questa tendenza potrebbe invertirsi.

Come possiamo vedere dal primo grafico, che compara i gas clean cost e i coal clean cost, nei mesi estivi in Italia converrà produrre a gas (curva blu) piuttosto che a carbone.

grafico switching price.ita.jpg

Abbiamo scomposto la curva del costo del carbone nelle sue principali componenti per comprendere le variazioni avvenute nel tempo. Quello che si nota è che i costi fissi (parte in rosso) sono rimasti invariati nel tempo a differenza del costo della materia prima e della CO2. Nello specifico la curva in verde del costo del carbone decresce in modo costante nel Q3 2018 raggiungendo il minimo a giugno 2019, grazie alle temperature favorevoli e all’export di GNL asiatico. Allo stesso modo è evidente da fine 2017 un aumento incrementale del costo della CO2 passato da 5 €/MWh a 27 €/MWh.

Dal grafico vediamo come in Italia lo switching price sia stato raggiunto a giugno e sia passato a favore della produzione a gas nei mesi di luglio, agosto e settembre. Lato forward si prevede un nuovo raggiungimento dello switching price tra maggio e agosto 2020 e una maggiore convenienza nell’utilizzo del carbone sul gas.

Se paragoniamo le stesse curve sul mercato tedesco vediamo una situazione diversa anche se sostanzialmente analoga.

Storicamente la composizione del mix energetico tedesco è più sbilanciato verso l’utilizzo del carbone rispetto all’Italia. Nel grafico dello switching price tedesco è ipotizzata un’efficienza degli impianti di generazione al 50% per il gas e al 38% per il carbone. Quindi per produrre lo stesso MWh di power necessito di 2MWh di gas o di circa 2,5 MWh di coal. La seconda ipotesi è che per produrre 1 MWh di energia elettrica necessito di 0,368 EUA se produco a gas e di 0,896 se produco a carbone.

switching price.DE.jpg

Dal grafico vediamo che anche in Germania nel breve periodo risulta essere più conveniente la produzione a gas, e che a differenza con l’Italia, questa tendenza si ripete anche nel lungo periodo.

In definitiva non considerando l’effetto della CO2 per produrre la stessa quantità di energia risulta più convenite l’utilizzo di carbone, ma dovendo scontare l’annullamento delle quote EUA l’utilizzo del gas diventa più conveniente.

La produzione del carbone è diminuita nel 2019?

Rimanendo in Germania dai dati di residual load, ovvero la produzione energetica totale al netto delle rinnovabili e del transito dall’estero, la produzione di carbone nel Q1 2019 è diminuita del 24% rispetto allo stesso trimestre 2018. Anche nel Q2 la produzione energetica totale tedesca è diminuita del 3% rispetto allo stesso periodo del 2018. In dettaglio l’utilizzo di carbone quest’anno è diminuito del 31% (passando da 7 a 4 GWh/g) e la lignite del 22% (passando da 15 a 12 GWh/g). Se cerchiamo lo stesso dato sul gas notiamo un effetto opposto. La produzione a gas tedesca è aumenta del 76% rispetto al secondo trimestre 2018 passando da 4 a 7,5 GWh/g.

Quindi la produzione a carbone tedesca è diminuita a favore di quella a gas. In questo caso i fattori del contesto economico mondiale diventano rilevanti, dalla frenata della crescita globale correlata alla minore domanda energetica cinese, all’esportazione consistente di GNL asiatico in Europa, alle temperature miti invernali.

La Banca europea per gli investimenti (Bei) ha annunciato che a partire dal 2021 non finanzierà più progetti per infrastrutture energetiche direttamente associate ai combustibili fossili. Sebbene sia iniziato il tanto discusso coal phase-out anche in Germania, la diminuzione di utilizzo di carbone per il momento è dovuta solo all’aumento del costo CO2 e alla diminuzione del costo gas.

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