Mercoledì, 20 Aprile 2022

Come ridurre le importazioni di gas russo?

Quanto pesa l’energia Russa in Europa e in Italia?

Nel 2020 l’energia elettrica immessa nel sistema nazionale era prodotta principalmente dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili (in aumento di circa il 3% rispetto al 2019) e da quelli a gas (allo stesso livello dell’anno precedente).

Lo scorso anno l’Italia ha importa circa 72,75 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a quasi tutto il gas consumato (95,6%). Circa il 38,2% del gas utilizzato, ovvero 29 miliardi di metri cubi proveniva dalla Russia. Il conflitto ucraino-russo ha acceso i riflettori sulla questione energetica e sulla pericolosità della dipendenza dal Cremlino.

Il governo Draghi sta vagliando diverse opzioni per sostituire il gas russo e diversificare gli approvvigionamenti energetici nazionali, e allo stesso modo si stanno muovendo altri Paesi europei. Sul mix energetico dell’Eu il gas pesa ben il 23,7%. La restante parte è prodotta per 17,4% da fonti rinnovabili, per il 34,5%, da prodotti petroliferi, per il 12,7% dal nucleare e per 10,2% dal carbone.

Secondo i dati rilasciati da Eurostat l’Ue ha importato nel 2020 più della metà (57,5%) dell’energia consumata. L’Italia con il 73,5% si colloca sopra la media ed è uno tra i maggiori Paesi dell’unione a dipendere dall’energia estera. 

Rispetto al totale delle importazioni energetiche italiane, nel 2020 il 40,4% è stato soddisfatto dalla Russia. Come si nota nella tabella con le esposizioni dei primi 10 Paesi europei per quota di gas russo importato rispetto al totale utilizzato dal Paese, il livello italiano sebbene alto, è vicino alla media europea. Nello specifico nel 2020 le forniture provenienti da Mosca che hanno alimentato il nostro Paese hanno rappresentato il 23,8% del mix energetico nazionale. Ci sono poi Paesi come la Lituania che dipendono completamente dalle importazioni russe.

Del 23,7% del fabbisogno energetico europeo soddisfatto nel 2020 dal gas, circa due terzi delle importazioni provenivano da Russia, Algeria e Norvegia. A questi di aggiungevano contributi minori da: US, UK, Libia, Algeria, Qatar e Nigeria.

Come l’Italia ridurrà la dipendenza dalla Russia?

Lo scorso anno l'Italia ha importato dalla Russia circa il 38,2% del gas che consuma ovvero 29 miliardi di metri cubi di materia prima. Il resto delle importazioni extra EU proveniva per il 27,8% dall’Algeria, per il 9,5% dall'Azerbaijan e per il 4,2% dalla Libia, che a causa della guerra civile ha più che dimezzato le importazioni negli ultimi anni. Il restante 2,9% è arrivato dal Nord Europa (Norvegia e Olanda) e per il 13,1% dal Qatar sotto forma di GNL.

Il piano del governo Draghi per ridurre le forniture russe nei prossimi 3 anni prevede l’aumento della produzione nazionale e l’incremento delle quote di import verso fornitori minori. Lo scorso anno oltre ai 29 miliardi di metri cubi russi, l’Italia ha importato 9 miliardi di Smc dall’Algeria a cui potrebbero aggiungersene altri 3 miliardi. Sono in negoziazione ulteriori incrementi dell’Egitto (+3 miliardi di Smc) e da Angola e Congo (+2 miliardi di Smc). Dal Green Stream potrebbero arrivare altri 10 miliardi di Smc di gas, anche se gli impianti estrattivi e di trasformazione libici risultano obsoleti e danneggiati dall’ultimo conflitto. 

Si punta anche ad incrementare i flussi dal Tap, il gasdotto trans-Adriatico entrato in funzione a fine 2020. L’impianto che eroga attualmente 8 miliardi di Smc di gas all’anno, dovrebbe raggiungere i 10 miliardi di Smc nel terzo trimestre 2022 e in futuro potrebbe arrivare ad erogare il massimo della sua capacità (20 miliardi di Smc).

Un grande contributo alla diversificazione arriverà dalle maggiori importazioni di GPL e della capacità di rigassificazione, nonché dall’incremento della produzione nazionale di gas naturale e di biometano. Potrebbe tornare attuale il progetto del rigassificatore di Porto Empedocle messo in standby precedentemente e di due impianti galleggianti.

In ultimo l’obiettivo politico italiano è di sostituire circa 10 punti percentuali di gas nel mix energetico italiano con il 7% di nuovi impianti green e il 2% di impianti di carbone precedentemente dismessi.

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