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Martedì, 23 Novembre 2021

Cop26 e obiettivi sul cambiamento climatico

Dal 31 ottobre al 12 novembre si è tenuta a Glasgow la COP26, la ventiseiesima Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La COP26 segue per importanza la COP21 di Parigi nel 2015, dove per la prima volta tutti i Paesi partecipanti accettarono di limitare l’aumento della temperatura globale a +1.5° C rispetto ai livelli preindustriali. Tale livello è considerato dalla comunità scientifica come necessario per evitare gli effetti catastrofici del riscaldamento globale.

Di seguito i punti salienti degli accordi:

COAL TARGET

La versione finale dell’accordo di riduzione dell’utilizzo del carbone ha lasciato perplessi molti dei delegati. L’India è riuscita a modificare la versione quasi definitiva dell’accordo, attenuando il concetto di phasing-out in phasing-down del carbone. Tale revisione era stata già avallata da Cina e Stati Uniti, che avevano per primi preso accordi bilaterali meno gravosi in termini di phasing-down. In risposta alla crisi energetica che stiamo vivendo, India e Cina hanno incrementato le loro attività estrattive. Mentre Joe Biden ha dovuto piegarsi alle volontà di quella parte del corpo legislativo eletto nei collegi elettorali legati al carbone.

ACCORDO CINA – STATI UNITI

L’accordo tra le due potenze ha sorpreso molti, considerata la loro accesa rivalità. Entrambe hanno riaffermato l’importanza del target di +1.5°C e il riconoscimento di come le politiche attuali non siano sufficienti a conseguirlo. La Cina si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra e l’utilizzo del carbone, in cambio gli Stati Uniti hanno messo da parte alcune dispute con Pechino. L’accordo ha avuto il merito di fornire nuovi impulsi e linfa alle negoziazioni dell’intero meeting, anche alla luce del freddo coinvolgimento della Cina fino a quel momento.

CARBON-TRADING RULES

L’Accordo di Glasgow definisce le regole dell’emission trading globale, nell’ambito di un mercato unificato e supervisionato dall’ONU e del valore stimato di circa $100 miliardi. Il nuovo schema sarà composto da due parti: un sistema centralizzato per operatori pubblici e privati, e un sistema bilaterale che consenta ai Paesi di scambiare crediti necessari a conseguire i propri target di emissione. L’idea alla base è che i Paesi dove risulta difficile o costoso ridurre le emissioni possano acquistare crediti di carbonio da altri Paesi più virtuosi. Questo incentiva la realizzazione di progetti in Paesi in via di sviluppo, dove i costi sono generalmente più bassi. Tali progetti generano crediti che potranno essere scambiati successivamente in un mercato unificato, che fino ad ora è stato invece frammentato, opaco e potenzialmente oggetto di abusi quali conteggi multipli di riduzioni di emissioni (double-counting).

Alcuni osservatori hanno sollevato perplessità circa la possibilità di trasferire crediti dal vecchio al nuovo programma, aspetto che potrebbe minare il rigore del nuovo schema. Alcuni di questi crediti sono stati creati nell’ambito del Protocollo di Kyoto e considerati di bassa qualità poiché non rappresentanti dei reali benefici climatici. Inoltre, mentre l’accordo definisce le regole per evitare il cosiddetto double-counting delle riduzioni, la loro implementazione potrebbe richiedere analisi più critiche e approfondite rispetto a quelle condotte finora.

ACCORDO SUL GAS METANO

Più di 100 Paesi hanno invece sottoscritto un impegno, non vincolante, per ridurre l’impiego di gas metano del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli registrati 2020. Il gas metano persiste in atmosfera in misura inferiore rispetto all’anidride carbonica ma è 80 volte più potente nel riscaldare il pianeta. Ridurre le emissioni di questo gas, che secondo le stime ha contribuito per il 30% al riscaldamento globale, è uno dei modi più efficaci per rallentare il cambiamento climatico. Tra i firmatari spicca il Brasile, mentre mancano all’appello Cina, Russia e India.

BANCHE E FINANZA

Sul fronte dell’economia, l’attenzione delle imprese alla sostenibilità è sempre più crescente. A Glasgow erano presenti i vertici di colossi quali Microsoft e BlackRock, a testimonianza dell’intreccio forte tra gli obiettivi di sostenibilità e la finanza necessaria per raggiungerli. La carbon neutrality infatti sarà possibile solo a fronte di investimenti di miliardi di dollari in energia pulita e limitazioni nell’utilizzo di combustibili fossili, coinvolgendo la mobilità.

scorecard cop26

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COP26 è stata quindi l’occasione per ciascun Paese partecipante per rivedere i propri piani nazionali, i cosiddetti Nationally Determined Contribution (NDC), definiti in origine in occasione di COP21 a Parigi. Tuttavia i risultati conseguiti dai governi, negoziati da quasi 200 Paesi in due settimane, si sono rivelati lontani dalle speranze di molti.

Entro il prossimo anno i Paesi aderenti dovranno presentare nuovi piani sul clima, i Nationally Determined Contributions (NDCs). Le nuove regole che verranno adottate dovranno garantire un migliore controllo dell’emission reporting, in modo che gli obiettivi climatici siano confrontabili e valutabili immediatamente.

Ciò che nei negoziati è risultato evidente è stata la tendenza condivisa verso un mondo che vuole tagliare l’utilizzo del carbone, eliminare gli incentivi alle fonti fossili e impegnarsi verso target estremamente ambiziosi.

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