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Giovedì, 24 Giugno 2021

Europei: le squadre sul campo dell'energia

Dopo 2 anni di stop ripartono gli europei di calcio maschile. La Francia sembra essere la favorita, seguita da Belgio, Inghilterra e Italia. Ma come sono schierate le squadre europee sul campo dell’energia?

La Francia scende in campo con un mix energetico sbilanciato per il 70% sul nucleare, in grado di rispondere alle esigenze interne e alle richieste di esportazione dei Paesi limitrofi. Il nuovo assetto energetico prevede la riduzione del 20% di energia nucleare entro il 2035 (con la chiusura di 14 centrali), l’aumento delle rinnovabili a quota 33% e il taglio del 40% dei consumi di combustibili fossili entro il 2030. In questo modo il comparto FER raddoppierebbe la presenza sul campo di capacità installata (101-113 GW entro il 2028) grazie ad un mix di impianti eolici onshore (34,7 GW) e off shore (6,2 GW). Tra i nuovi titolari francesi un posto d’onore spetterà all’idrogeno verde con l’installazione di almeno 6 GW entro il 2024 e di almeno 40 GW di elettrolizzatori di idrogeno rinnovabile entro il 2030.

Lato gas, Parigi ha previsto nella sua formazione la presenza di biogas con una copertura dell’8% dei consumi gas entro il 2028. Nel frattempo da indiscrezioni di spogliatoio pare che si stia puntando ad incrementare la flessibilità della domanda e il numero di batterie per gestire le unità di picco.

Tra le fila della Germania spunta il rinnovabile che nel 2020 per la prima volta si piazza sopra il 50% di presenze per la produzione power. In particolar modo l’eolico al 27% ha superato il titolare di sempre, la lignite e carbone, oggi al 24%. Un buon contributo di presenza è arrivato anche dal solare al 10%. Tuttavia la grande sfida della Germania si giocherà sul phase out del carbone entro il 2038, con un rivoluzionamento dell’assetto tattico che vedrà la chiusura nei prossimi mesi di 4,7 GW di impianti a carbone.

A fine 2020 il Bundestag ha approvato la riforma della EEG (Erneuerbare Energien Gesetz) partita il primo gennaio 2021, che obbliga il settore elettrico a raggiungere la neutralità dei gas a effetto serra entro il 2050. Berlino potrà vincere questa partita solo portando la presenza delle rinnovabili al 65% entro il 2030. La futura formazione tedesca dovrà raddoppiare la potenza totale installata nel fotovoltaico (da 52 GW oggi a 100 GW), produrre 71 GW con l’eolico on shore (oggi 55 GW) e 20 GW con l’offshore, e 9 GW di biomasse. Fuori classe esordiente è l’idrogeno grazie al quale la Germania punta a diventare leader mondiale con una capacità produttiva di 5 GW entro il 2030 e di 10 GW entro il 2040. L’idrogeno verde verrà prodotto soprattutto tramite elettrolisi dell’acqua alimentata da parchi eolici offshore. Nel nuovo team ci saranno anche l’idrogeno “blu” e “turchese”, prodotti a partire dal gas naturale, nel primo caso tramite reforming con cattura delle emissioni e nel secondo tramite pirolisi.

La Gran Bretagna, Terra di nascita del gioco del calcio, nonché il Paese della rivoluzione industriale, per la prima volta nel 2019 ha prodotto più energia da fonti carbon-free (rinnovabili e nucleare) che da combustibili fossili. Anche nel 2020 oltre un quarto del fabbisogno energetico è stato soddisfatto dalle fonti rinnovabili: il 23% arriva dall’eolico (23%) e solo il 4% dal fotovoltaico. La partita per la decarbonizzazione UK rimane estremamente sfidante, con un gas che gioca un ruolo crescente rispetto alla produzione delle centrali a carbone.

Nell’Europa dell’est, il carbone è il protagonista indiscusso della squadra energetica polacca, responsabile di tre quarti della produzione totale. La formazione è completata dalle rinnovabili che coprono soltanto il 15% dell’energia prodotta. Varsavia a fine settembre ha annunciato una variazione sull’assetto energetico futuro che prevede una diminuzione della quota di carbone che scenderà tra il 37 e il 56% nel 2030 e al 28% nel 2040. L’uscita dal carbone passerà per la dismissione di tutti gli asset di PGE, la più grande utility polacca, che diventerà carbon neutral entro il 2050. L’attività e le ingenti perdite societarie saranno acquisite dallo Stato e diventeranno dunque a carico dei contribuenti polacchi, che per questa ragione tifano e sostengono il carbone in squadra.

L’assetto energetico belga come quello francese si basa per oltre il 51% sull’energia nucleare. Tuttavia nel 2020 la produzione di energia rinnovabile è aumentata del 31%, sia per gli incentivi legati al Covid che per lo sviluppo dell'eolico offshore (18,6%). Stabile in difesa il presidio del gas. Per il futuro Bruxelles lascerà in panchina la vecchia guardia non estendendo la vita degli impianti nucleari degli anni ’70, e puntando sulle giovani promesse come il solare galleggiante e il comparto rinnovabile.

Anche la formazione spagnola approva il piano sul clima e la massiccia presenza di rinnovabili (al 74%) nel mix elettrico al 2030. La Spagna punta su nuovi innesti: 60 GW di rinnovabili al 2030, e nei prossimi 6 anni almeno 10 GW di nuovo fotovoltaico, 8,5 GW di nuovo eolico, più 500 MW di solare termodinamico e 380 MW di impianti a biomassa.  Lo stesso piano stabilisce il blocco delle attività a supporto della produzione di combustibili fossili sul territorio spagnolo entro il 2042 e il divieto di vendita di auto a benzina-diesel dal 2040. Nonostante i futuri innesti l’obiettivo di riduzione delle emissioni del 23% entro il 2030, e l’azzeramento nel 2050, appare molto poco ambizioso rispetto agli altri stati e al target europeo.

In Casa Azzurri il cambio di passo si vede solo sul calcio, in campo energetico sono previste numerose variazioni ma con tempi abbastanza lunghi. Per il momento la formazione del mix energetico 2019 non è variata molto rispetto all’anno precedente.

Il 2019 ha visto un piccolissimo incremento delle rinnovabili (inferiore all’1%) a quota 41,5% e del gas di quasi il 5% (42,9%), e una riduzione del carbone di 5 punti percentuali (8,5%), e del nucleare passato da 4,2% a 3,5%. Nelle prossime edizioni l’analisi sul futuro “green team” italiano.

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