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Mercoledì, 10 Aprile 2019

Il costo dei tassi negativi della Banca Centrale Europea

Nelle ultime settimane, in concomitanza con il deterioramento del ciclo economico, sta tornando alla ribalta un fenomeno che le autorità monetarie delle principali economie del mondo non possono più permettersi di ignorare: il controvalore del debito governativo e privato. La BCE discuterà nel prossimo vertice i tassi di tiering, ovvero la gestione dei tassi di rendimento della liquidità immobilizzata presso la BCE stessa. L’asimmetria dei tassi d’interesse UE - US penalizza il cambio €/$, portando gli Investitori a prendere capitale nell’Eurozona (in cui i tassi sono pari allo zero) e investirlo negli US in cui i rendimenti sono maggiori (5%).

Dopo la crisi finanziaria del 2008 la BCE per arginare il rallentamento economico intraprese una politica di diminuzione dei tassi che si avvicinarono allo zero. I soggetti intermediari piuttosto che rischiare sul mercato preferirono depositare liquidità presso la BCE.

Tali depositi crebbero ulteriormente successivamente all’aumento delle quote di copertura stabilite con Basilea 3. Il limite allo 0% per i depositi retail ha implicato un maggiore costo sopportato dal settore bancario. Per le banche europee le riserve volontarie detenute presso i conti di deposito della BCE sono cresciute dai 100 miliardi di fine 2014 ad oltre 1.800 miliardi di marzo 2019. Attualmente tali depositi hanno un rendimento negativo e sono dunque diventate un costo per le banche.

Fino ad ora le banche centrali non hanno ritenuto fosse opportuno intervenire a sostegno della profittabilità delle banche locali. La situazione attuale vede però una frenata dei prestiti ad imprese e consumatori ed una riduzione degli stimoli monetari su scala globale: per la prima volta, una misura finalizzata alla diminuzione dei costi connessi all'implementazione dei tassi negativi potrebbe essere necessaria.

Questo tema impatta direttamente sul mercato oil aumentando il costo del Brent in euro. Inoltre tale costo penalizza ulteriormente gli investitori in fase recessiva. Poiché la crescita economica è direttamente connessa alla produzione e dunque ai consumi energetici anche questi ne subirebbero l’impatto.

La revisione dei tassi era già stata considerata dalla BCE, tuttavia l’opzione era stata accantonata per via degli effetti distorsivi derivanti dalla distribuzione asimmetrica delle riserve bancarie. Sebbene ci siano altri strumenti alternativi la BCE discuterà in settimana tale misura.

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