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Mercoledì, 23 Settembre 2020

Il Green New Deal e il futuro green dell’Europa

In questi mesi si è molto discusso di Green Deal, Legge sul Clima e nei Market Report sono stati fatti diversi approfondimenti sulle riforme Ets, sulle FER e sulla CO2. Facciamo dunque chiarezza sull’intero tema che impatterà non poco sul settore energetico.

Il Green New Deal annunciato a fine dicembre 2019 è un piano strategico a lungo termine elaborato dalla Commissione Europea per combattere il cambiamento climatico. L’obiettivo è abbattere le emissioni di gas serra entro il 2050 e mantenere il riscaldamento globale sotto il livello di 1,5 gradi centigradi. Nello specifico si tratta di decarbonizzazione “netta” ovvero della riduzione non dell’azzeramento delle emissioni di gas-serra, la cui restante parte verrebbe compensata da assorbitori naturali (foreste, terreni agricoli etc.) e tecnologie di rimozione della CO2 (come la Ccs e Ccu) “nei settori in cui la decarbonizzazione è più difficile.

Per trasformare questo piano in obblighi giuridici nasce il 4 marzo 2020 la Legge sul Clima che impatta sul settore energetico, edilizio, industriale e sulla mobilità. La legge sul clima prevede anche misure per verificare i progressi compiuti e adeguare di conseguenza gli interventi. Per raggiungere il nuovo target del 2030 è prevista una revisione delle direttive sull'Ets, sull’efficienza energetica, fonti rinnovabili, dei regolamenti sul burden sharing e l’uso del suolo (Lulucf) e delle norme sulle emissioni di CO2 del settore automobilistico. In particolar modo sono previste implementazioni del meccanismo Ets come per esempio l’inclusione del settore marittimo. A partire da gennaio 2022 saranno incluse tutte le emissioni prodotte dalle navi superiori a 5.000 tonnellate. In vista dell’obiettivo al 2030 sono partite anche le discussioni in commissione per capire come costruire la carbon border tax a tutela dell’industria europea (MR n.52)

Il salvadanaio che finanzierà la sostenibilità nei Paesi con maggiori difficoltà o che avranno maggiori impatti in questa transizione energetica è il Just Transition Fund. Questo strumento si concentrerà sulle regioni, sulle industrie e sui lavoratori che dovranno far fronte alle sfide più pressanti e mobiliterà almeno 150 miliardi di euro. Basti pensare a quali impatti potrebbe avere la chiusura di una acciaieria in una zona povera di uno stato periferico come la Romania o la Repubblica Ceca.

Oltre all’obiettivo finale saranno fissate tappe intermedie come quella al 2030. Nell’atteso "discorso sullo stato dell'Unione" tenuto di fronte alla plenaria del Parlamento europeo, il presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha portato il target di riduzione CO2 al 55% (rispetto al 40% fissato nel 1990) necessario per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

Il discorso tenuto ogni anno dal Presidente in carica fa il punto sui risultati conseguiti nell'ultimo anno e presenta le priorità per l'anno successivo. Il presidente illustra inoltre in che modo la Commissione affronterà le sfide più urgenti per l'Unione europea e le idee per costruire il futuro dell'UE. Per raggiungere gli obiettivi dell’ambizioso Green Deal sarà utilizzato il 37% di Next Generation EU, un pacchetto da 750 miliardi di euro destinati al rilancio economico post pandemico. Il programma prevede di mettere sul mercato green bond per 225 miliardi di euro, concentrati soprattutto nei prossimi tre anni.

La sfida più grande rimane quella di trovare meccanismi in grado di evitare fenomeni di greenwashing, per questo sarà necessario definire in ogni tappa quei criteri per certificare i benefici dei vari finanziamenti sull’ambiente. A tal fine il Parlamento europeo ha formulato a giugno il regolamento sulla tassonomia, ovvero ha stabilito delle regole per assegnare punteggi alle imprese che effettuano investimenti green. In questo modo sarà possibile rapportare tra loro diverse realtà economiche che scelgono di essere sostenibili e assegnare un punteggio in base al reale beneficio ambientale.

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