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Giovedì, 03 Dicembre 2020

Il mercato elettrico nei mesi ottobre - novembre

Nell’ultimo trimestre è stato registrato un aumento della volatilità dello spread tra i prezzi Italia e quelli europei che si è acutizzato nel mese di novembre.

Sul fronte dei consumi ottobre è rimasto abbastanza in linea con i valori del 2019 caratterizzati da un autunno particolarmente caldo. Il mese di novembre si discosta da quello dell’anno precedente  anche se nelle ultime settimane si segnala un miglioramento correlato all’abbassamento delle temperature. Portando i dati su scala mensile la flessione per ottobre e novembre è pari rispettivamente al -1,2% e -1,5% rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente.

consumi Q4

consumi power su 2019

Con il light lockdown del 3 novembre l’Italia è stata divisa in 3 zone. La zona rossa composta da 8 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Bolzano) pesa il 48,1% del Pil. Sotto il profilo energetico su quest’area si concentra più della metà (53,3%) di produzione da rinnovabili. Essa contribuisce al 67% di produzione idrica a fronte del 49,8% di produzione di energia elettrica e il 51% di gas naturale distribuito.

L’area arancione (Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Liguria, Puglia, Sicilia e Umbria) cuba il 27,8% del PIL.  In relazione alle variabili energetiche, l’area ha un’importante produzione eolica (57,2%) e fotovoltaica (45,2%), e una più contenuta produzione idrica (12,2%). Qui si addensa il 50,5% dell’export di energia.

zone ita lockdown

Nell’area gialla (Lazio, Molise, Provincia autonoma di Trento, Sardegna e Veneto) si realizza il 24% del PIL. Sul fronte energetico si caratterizza per quote relativamente più consistenti delle esportazioni energetiche (38,3%), di valore aggiunto nel settore energia elettrica e gas (31,8%). La quota esigua di rinnovabili (18,3%) è composta al 14,1% da eolico con una quota del 15,2% di gas distribuito.

Nonostante il mini lockdown lato produzione non risultano variazioni significative se non al ribasso visto l’ampliarsi delle zone rosse nel mese di novembre con conseguente riduzione dei prelievi dalla rete. Le attività terziare a maggior intensità energetica, come supermercati, catene del freddo e centri di logistica, che hanno continuato la loro attività, hanno contenuto l’ulteriore ribasso dei prelievi. Situazione analoga si registra sugli altri mercati europei, in cui la flessione dei carichi sulla rete oscilla tra il 4 ed il 7%.

Infine analizzando il PUN ITA si nota l’impennata delle ultime settimane con un valore superiore ai 57 €/MWh. Analoga situazione in Francia e Germania dove i prezzi spot si sono allineati al PNord con un differenziale contenuto intorno ai 3 e 5 €/MWh.

pun settimanale q4.png

Si riduce notevolmente anche il distacco sul base-load rispetto ai -13,53 €/MWh della seconda settimana di novembre. Anche in questo caso la ragione si attribuisce alle rinnovabili: mentre nel Nord Europa la ventosità aumentava, nell’Italia meridionale diminuiva, così come si riduceva l’apporto dell’idroelettrico nell’Italia settentrionale, dando così maggior spazio e peso ai prezzi del termoelettrico, direttamente correlati al PUN.

pun

Si segnala come novembre sia il primo mese dell’anno ad aver chiuso +0,7% rispetto al 2019. Infine si evidenzia inoltre la ripresa del clean spark spread su novembre rispetto all’anno precedente.

 

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