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Martedì, 19 Ottobre 2021

Le cause dell'aumento del prezzo gas

Il mercato delle commodity

Il mercato delle commodity in generale è in forte ripresa ormai da novembre 2020, a seguito delle news positive sulle sperimentazioni sui vaccini e della ricostruzione della domanda globale. Ma quello che è successo nel mercato del gas negli ultimi due mesi è senza precedenti per velocità, livelli assoluti di prezzo e volatilità, anche intraday.

Le quotazioni del TTF riferite all’ultimo trimestre 2021 sono passate da una media di 44,6 €/MWh rilevata nel mese di agosto a 95,5 €/MWh del 30 settembre 2021. Il prodotto front month con consegna novembre 2021 ha raggiunto il 6 ottobre un massimo di circa 152 €/MWh per poi precipitare verso un minimo relativo di 83 €/MWh nei due giorni seguenti. La volatilità intraday sullo stesso prodotto resta su livelli significativamente elevati, nell’intorno di 20-30 €/MWh.

TTF Front Month 2019 2021

Cosa ha scatenato il rally più incredibile della storia mercato gas?

Le variabili sono molteplici. La forza trainante risiede nella scarsità di gas fisico, esacerbata dalla ripresa della domanda globale, dalla scarsa offerta di gas, anche per effetto delle manutenzioni posticipate dall’anno scorso e intervenute nel corso di quest’anno, e da un livello degli stoccaggi europei molto basso ad aprile di quest’anno. In questo contesto, da agosto 2021 gli operatori hanno iniziato ad esprimere preoccupazione in merito al livello medio degli stoccaggi nell’Europa continentale, ai minimi storici in questa fase. Ad oggi, la capacità di stoccaggio è utilizzata per circa il 77% della capacità complessiva, ben al di sotto della media degli ultimi anni.

 riempimento stoccaggi EU

L’Italia si distingue in Europa per il livello di stoccaggi grazie alla normativa vigente che richiede agli operatori di seguire, entro certe tolleranze, una curva di riempimento prestabilita. In Francia risulta un livello più alto ma la capacità di stoccaggio complessiva è decisamente più bassa rispetto all’Italia e la Germania.

 

riempimento stoccaggi EU

Sul fronte asiatico, la Cina ha da una parte dato ordine di approvvigionare “ad ogni costo” combustibile per produrre energia nel periodo invernale. Dall’altra ha implementato un piano di riduzione dei consumi e razionamento di energia. Ricordiamo che il Paese asiatico non è soggetto ad un meccanismo di compensazione delle emissioni di CO2 stringente come quello europeo, con un impatto molto meno rilevante in termini economici. Una quota di emissioni cinese vale circa 5,9 €/T contro i circa 60 €/T europei.

Ulteriore elemento sotto osservazione è il meteo. Secondo gli operatori, il livello attuale degli stoccaggi non consentirebbe all’Europa di soddisfare pienamente il suo fabbisogno invernale di gas nel caso l’inverno dovesse rivelarsi al di sotto delle medie climatologiche. I principali modelli meteorologici prevedono un inverno con temperature poco sopra la media climatologica, ma comunque più freddo rispetto agli ultimi quattro anni.

il ruolo fondamentale del gas russo

In questo contesto la Russia ha reso palese il proprio vantaggio competitivo e strategico fondamentale, dato che l’Europa conta sui sovietici per un terzo delle forniture complessive di gas. Nei giorni scorsi si è fatta sempre più viva la tensione tra Unione Europea e Russia. Quest’ultima rigetta le accuse di avere manipolato il mercato attraverso la mancata fornitura di gas all’Europa per spingere i prezzi al rialzo. Putin si è detto disponibile a fornire il gas di cui l’Europa necessita ma ne ha al contempo ha rimarcato gli “errori” commessi in passato. In particolare l’aver sostituito i contratti di fornitura di lungo periodo indicizzati al petrolio in favore di contratti indicizzati ai prezzi spot e futures, favorendo la volatilità dei prezzi del gas. Alla prova dei fatti però, la consegna di gas nel mese di ottobre sul principale punto di ingresso tedesco è stata ridotta di circa il 65% a 30 mln Smc/giorno mentre non è stata prenotata capacità sugli altri punti di ingresso in Europa. Per il mese di novembre le prenotazioni di capacità poco sopra a quelle aggiudicate per ottobre.

Il Presidente russo ha inoltre ricordato che la realizzazione della pipeline Nord Stream 2 è stata completata ed è pronta ad erogare il gas di cui l’Europa necessita, se solo la sua autorizzazione non fosse bloccata dalla Germania. I requisiti tecnici sono stati soddisfatti mentre non è chiaro se il progetto rispetti le regole dell’unbundling, e cioè che il soggetto che detiene l’infrastruttura non coincida con chi fornisce il gas che vi transita.

La certificazione da parte dell’Autorità tedesca deve essere avallata dal Ministero dell’Economia e dell’Energia, ma la timeline del procedimento non è stata chiarita e non è noto entro quando sarà com-pletata. La palla passerà poi alla Commissione Europea per l’approvazione definitiva, che avrà tempo due mesi per rispondere. Nel frattempo Gazprom sta terminando la fase di riempimento della pipeline.

La Russia si trova quindi nella posizione ideale di poter sfruttare a suo favore la situazione per ridefinire le regole del mercato e consolidare la sua posizione dominante. Il mercato considera ancora la crisi attuale come contingente, visti i livelli di prezzo decisamente inferiori dal secondo trimestre 2022 in avanti. La soluzione alla crisi attuale sarà probabilmente di natura politica tra Europa e Russia, anche nell’interesse di chi considera il processo di transizione energetica una minaccia più che una opportunità.

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