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Mercoledì, 29 Luglio 2020

L’onda lunga del Covid sui mercati energetici

Superata la tempesta del lockdown l’onda lunga del post covid continua ad avere effetto su tutti i mercati energetici. Da una parte la frenata della domanda che riparte ma molto al di sotto delle aspettative, con la consapevolezza di un non ritorno in breve termine ai livelli di consumo degli scorsi anni. Dall’altra i contagi negli US, in America Latina e in diverse zone dell’Asia forniscono un quadro allarmante che si riflette sull’economia globale. Gli operatori energetici hanno perso quelli che sembravano essere riferimenti consolidati per i rispettivi mercati. Questo è accaduto soprattutto sull’oil, il mercato più colpito, fino al mercato gas già in piena stagione ribassista e al power bloccato dai lockdown industriali.

Il mercato petrolifero ha vissuto un vero e proprio crollo ad aprile, che ha portato le quotazioni fino a 19,8 $/b, con un parziale recupero successivo grazie a drastici tagli dell’offerta OPECP+ e dei produttori extra OPEC. I prezzi sono pian piano saliti oltre i 40 $/b ma la ripresa è più lenta delle aspettative. Nonostante l’ottimismo dei mercati le nuove ondate del virus hanno frenato tutti gli spunti rialzisti. Tra i timori sul non rispetto delle quote e della ripresa della produzione libica i prezzi si mantengono stabilisui 43 $/b con oscillazioni molto contenute.

Sul fronte gas abbiamo assistito in questi mesi ad una riduzione delle caratteristiche differenzianti peculiari ad ogni area di scambio. I prezzi internazionali hanno visto una standardizzazione, un andamentoglobale bearish e quotazione mai verificatesi prima e persistenti anche nel mese in corso. Così sia il NE Asia LNG, che l’americano Henry Hub, che l’europeo Dutch TTF si sono mossi tutti in un range ristretto vicino ai 2 $/MMBtu, equivalenti a circa 10 $/b. Visti anche i costi legati ai permessi di emissionelo switching cost è passato a favore del gas, divenuto più economico del carbone. L’opportunità di sostituire definitivamente gli impianti a carbone è un altro tassello di questo nuovo puzzle post covid che compone una transizione energetica non solo europea verso combustibili meno inquinanti.

Altra vittima del Covid è stato il mercato power europeo in cui la riduzione della domanda si è combinata al crollo dei prezzi gas, trend in atto già in precedenza. In Germania, ad esempio, il prezzo medio dell’elettricità scambiata all’EPEX nel 2019 pari a 37,67 €/MWh è crollato nel mese di aprile a 17 €/MWh per poi risalire a giugno a 26,2 €/MWh. In Italia il prezzo medio dell’elettricità scambiata all’IPEXnel 2019 pari a 52,2 €/MWh, è calato ad aprile a 21,8 €/MWh, per poi ritornare a giugno a 28 €/MWh. Il consuntivo di giugno in Italia mostra segnali di ripresa per i consumi elettrici nazionali che tuttavia rimangono depressi e lontani dai valori del 2019. Sebbene giugno recuperi l’1% rispetto al mese di maggio, il calo complessivo dei consumi power è superiore al 13%.

La crisi chiaramente ha una dimensione che va ben oltre i confini nazionali e la ripresa dipenderà molto dalle politiche sanitarie e monetarie adottate dai singoli Stati. Nel complesso secondo gli analisti i valori pre-crisi potrebbero essere raggiunti solo nel 2022.

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