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Mercoledì, 12 Settembre 2018

Perché l’Europa vuole abolire il cambio di ora solare/legale?

La decisione avviene dopo una consultazione pubblica avvenuta nei mesi estivi in 28 Stati membri, che ha visto una partecipazione record con 4,6 milioni di risposte, di cui l’84% a favore dell’abolizione. A far da traino soprattutto i Paesi nordici a differenza della partecipazione italiana (pari solo al 5%) e inglese (2%).

Ci si allineerebbe agli Stati Uniti, dove si inizia a dialogare sull’abolizione della stessa, e seguire la Russia e la Turchia dove l’ora legale è già stata cancellata. Il presidente dell’esecutivo Junker ha annunciato che sarà formulata una proposta legislativa al Parlamento e al Consiglio per introdurre nuove disposizioni. Spetterà però a ciascun Paese decidere se restare all’ora solare o all’ora legale.

La maggior parte dei partecipanti ritiene il cambio dell’ora un’esperienza “negativa” o “molto negativa”. Si pensa che abbia un impatto negativo sulla salute umana, contribuisca all’aumento degli incidenti stradali, a fronte di uno scarso risparmio energetico. 

Secondo i dati di Terna diffusi lo scorso marzo, nei sette mesi successivi al passaggio all’ora legale, il nostro paese avrebbe risparmiato circa 562 milioni di kWh (equivalenti al fabbisogno medio annuo di 200.000 famiglie italiane). Questo grazie soprattutto all’accensione ritardata della luce artificiale negli uffici e nelle abitazioni nei mesi di aprile e ottobre, in cui le giornate sono più corte in termini di luce naturale e quindi è maggiore il beneficio dello spostamento in avanti dell’orologio. Dal 2004 al 2017, sempre secondo Terna, il minor consumo di elettricità dovuto all’ora legale è stato complessivamente pari a circa 8 miliardi e 540 milioni di kWh, corrispondenti alla domanda elettrica annuale di una regione come la Sardegna.

Ma quali sarebbero gli effetti di una situazione di scelta disarmonica? Secondo alcuni studi della stessa Commissione, ci sarebbero maggiori costi per gli scambi transfrontalieri, inconvenienti nei trasporti, nella comunicazione e nei viaggi, oltre a un generale abbassamento della produttività nel mercato interno per beni e servizi. Si potrebbe dunque prospettare un’Europa con fusi orari a macchia di leopardo, in cui attraversare il confine a Ventimiglia potrebbe voler dire spostare avanti o indietro le lancette dell'orologio.

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