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Mercoledì, 05 Dicembre 2018

Quotazioni Brent sotto i minimi dell'anno

Crolli e rialzi non sono una sorpresa in questo mercato tipicamente volatile che tende ad amplificare enormemente qualsiasi cambiamento o qualsiasi minaccia al suo delicato equilibrio. Ma La novità di questo 2018 è costituita dal fatto che nell’arco di poco più di un mese le quotazioni del greggio hanno presentato uno spread di circa 30 $/b. Il prezzo del Brent con varie flessioni a ribasso, aveva seguito un chiaro trend rialzista per tutto l’anno, partendo da 62 $/b e toccando il max di 86 $/b a inizio ottobre, per poi lasciar posto a un rapidissimo crollo sino a 58 $/b.

Ma cosa ha determinato questo crollo tanto vistoso?

Guardando i fondamentali, sin da inizio anno non c’erano reali preoccupazioni di forte incremento ma le tensioni geopolitiche, ed un forte ottimismo sull’evoluzione dell’economia internazionale, avevano consentito un primo deciso aumento nella prima parte dell’anno, seguito poi da un ridimensionamento. Le tensioni commerciali tra USA e Cina, acuitesi da settembre, e l’approssimarsi dell’embargo contro l’Iran che aleggiava nel mese di ottobre avevano creato forti preoccupazioni. A completare lo scenario rialzista c’erano il drastico calo produttivo del Venezuela e le tensioni politiche libiche.

Tuttavia l’utilizzo delle scorte americane, la produzione di shale oil, l’aumento produttivo Saudita e il posticipo dell’embargo all’Iran hanno di fatto dato vita ad un eccesso di offerta. Il prezzo del Brent è sceso del 33% dai massimi di ottobre con il timore di una domanda più bassa a causa del rallentamento del ciclo economico globale.

Cosa potrebbe invertire il trend?

Ci sono3 elementi che potrebbero concorrere ad un’inversione di trend. I primi due sono successivi al G20 tenutosi a Buenos Aires e sono la tregua commerciale tra Cina e Stati Uniti, che potrebbe sostenere la domanda globale di petrolio e la forte intesta tra i leader di Russia e Arabia Saudita che potrebbe far pensare ad un accordo per ridurre la produzione. Il terzo fattore arriva del Canada che è in procinto di abbassare la produzione petrolifera di quasi 350.000 barili al giorno per motivi tecnici. La sua rete è già molto satura e non potrebbe garantire una maggiore produzione. 

Tuttavia i fracker americani continuano ad aumentare la loro produzione ad un ritmo elevato, “rubando” quote di mercato ai paesi OPEC e ai loro partner. Quindi il petrolio americano compenserebbe anche un’eventuale riduzione produttiva dell’OPEC.

Un elemento neutro è invece l’uscita del Qatar dall'OPEC, che non influenzerà le quotazioni Brent poiché il Qatar rappresenta una quota marginale della produzione totale OPEC (meno del 2%). Un accordo sul taglio della produzione sarebbe compensato dall'aumento estrattivo di shale oil e la corsa degli Yankees potrebbe aumentare ulteriormente con il crescere dei prezzi.

Finora la strategia di Trump è stata vincente ma l’alta volatilità lascia spazio a nuovi scenari in questo "Games of Thrones" del mercato del petrolio.

pompa petrolio

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