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Mercoledì, 05 Agosto 2020

Verso la Carbon Border Tax (CBT)

Si parla da tempo di una carbon tax e della necessità di una decarbonizzazione che garantisca la competitività dell'industria europea. Con l’accordo del 21 luglio, i leader europei hanno creato un pacchetto di 1.800 miliardi di euro per rilanciare l’economia europea dopo il Covid-19 e hanno stabilito che il 30% di tutto il budget dell’Ue dovrà essere dedicato alla lotta contro il cambiamento climatico. La presidente della Commissione Ursula Von der Leyen si è impegnata a diminuire le emissioni di CO2 del 50-55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e ha fatto del Grenn New Deal il suo cavallo di battaglia.

Per raggiungere obiettivi climatici tanto ambiziosi è necessario anche rendere più competitiva l’industria europea e far sì che queste iniziative non comportino la potenziale rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. La riallocazione si verifica quando la produzione viene trasferita dall’Ue in altri Paesi con minori ambizioni climatiche, o quando si preferisce sostituire i prodotti Ue con quelli di importazione a più alta intensità di carbonio. Per evitare tali scelte e non vanificare gli sforzi climatici europei è stato pensato di introdurre un carbon border adjustment mechanism, ovvero un meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio che garantisca un prezzo delle importazioni in linea con il loro contenuto di carbonio. L’Ue ha già affrontato in passato il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio nei settori disciplinati dall’ETS, come ad esempio l’acciaio, allocando quote gratuite a quelle industrie più efficienti.

Una CBAM è cruciale per l’emission market perché tutte le misure adottate saranno fortemente connesse ai prezzi dell’ETS e contribuiranno alla formazione dei prezzi stessi. Il punto cruciale risiede nella costruzione di tale meccanismo: potrebbe basarsi su considerazioni metodologiche simili a quelle dell'ETS (a meno che l'esportatore non certifichi un contenuto di carbonio inferiore), o definire un contenuto di carbonio dei prodotti e associarli a livelli fiscali o tariffari. Il 22 luglio la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica che ha delineato 3 possibili strade per costruire una CBAM.

Una tassa sul carbonio per i prodotti nazionali ed importati. Una vera e propria tassa per quei prodotti provenienti da settori a rischio di riallocazione con un meccanismo simile all’IVA che varrebbe sia per prodotti nazionali, che per quelli importati. Quest’opzione molto stringente è quella meno probabile anche perché per le aziende la nuova tassa si aggiungerebbe ai costi dell’ETS. Quindi o si prevede un’uscita dall’ETS di quei settori più esposti alla riallocazione (opzione non percorribile) o si incrementa il livello di assegnazione gratuite per l'industria.  In ogni caso non incentiverebbe chi è fuori dal meccanismo di compensazione a farne parte.

Una tassa doganale sul carbonio per prodotti importati. Quest’opzione sembrerebbe la più semplice da applicare e sarebbe valida solo per determinati prodotti importati, ovvero quelli ad alta intensità di carbonio. La vera sfida della CBT sarebbe quella di trovare una formula che la allinei la tassa ai prezzi ETS

L'estensione dell'ETS UE alle importazioni. Quest’opzione imporrebbe l’acquisto di quote di carbonio europee anche agli importatori di prodotti che ai produttori extra Ue. Si potrebbe estendere il mercato dell’ETS o creare un altro mercato parallelo con qualche collegamento ai prezzi ETS. Includere le importazioni nell'EU ETS permetterebbe di aggirare la difficoltà di concordare un'imposta a livello dell'UE, ma aumenterebbe enormemente il numero di partecipanti all'ETS europeo. Di contro la verifica del contenuto di carbonio delle merci (come accade in Europa) potrebbe trovare il veto a livello internazionale. In generale sebbene aumenti la complessità di gestione del nuovo sistema ampliato, le industrie guadagnerebbero competitività rispetto al pagamento di una mera tassa.

Nessuna delle tre opzioni tutelerà invece l’esportazione dei prodotti europei poichè nasce con un diverso obiettivo, ma la Commissione sta ragionando su un potenziale sconto della carbon tax sui prodotti esportati, o una forma di allocazione gratuita di quote. La commissione dovrà inoltre valutare i settori a cui applicare questa misura, gli effetti indotti sui settori a valle e a monte di un prodotto, nonché gli impatti sociali e occupazionali per garantire una transizione economica socialmente equilibrata ed equa verso un'economia a emissioni zero.

Un adeguamento delle emissioni di carbonio renderà più costoso importare prodotti ad alta intensità di carbonio e allo stesso tempo stimolerà cambiamenti verso prodotti più sostenibili nell'UE e nei Paesi terzi. Ad oggi è difficile prevedere quale sarà il meccanismo scelto e il suo funzionamento ma senza dubbio la CBT diventerà un market mover e impatterà in modo rilevante sulle quotazioni EUA.

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Comunicazioni, Approfondimenti, Agosto 2020